SiracusaSport/Grandi figure dello sport a cura di Bruno Zafarana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Abebe Bikila (1932-1973)

la storia di un atleta leggendario, ritenuto unanimemente il più grande maratoneta di tutti i tempi, tradito dalla sorte ancora in giovane età.

 

 

Abebe Bikila quando giunse a Roma nel 1960 per correre la sua prima maratona olimpica aveva 28 anni ed era un perfetto sconosciuto. Non tanto per i risultati e i tempi di percorrenza ottenuti in Etiopia che erano certamente di valore,  ma per le carenze di informazione della stampa specializzata del tempo, che distrattamente seguiva le competizioni sportive del paese africano. Eppure Abebe aveva battuto in occasione di gare militari antecedenti le Olimpiadi di Roma il fortissimo Wami Biratu. Inoltre si era avvicinato al tempo del recordman mondiale di maratona  del tempo Sergej Popof (2h.15.17),  nel corso di una competizione ad Addis Abeba, un mese prima dell'Olimpiade italiana, correndo in 2h.21.23. A Roma egli coronava il sogno di partecipare alla grande Olimpiade quando già era ammogliato dal 1954 e padre di figli. Da ragazzino correva per giuoco lungo gli altopiani dell'Etiopia, dove conduceva la vita durissima del pastore. Poi entrò nella guardia imperiale del suo paese e conobbe l'agonismo sportivo. Così cominciò a  cimentarsi nelle gare dei 5.000 e dei 10.000 metri, fino ad arrivare alla gara più lunga: la maratona. Da sempre aveva corso a piedi scalzi e a Roma quando il giorno prima della gara gli vennero offerti un paio di scarpe idonee alla corsa, rifiutò di indossarle. E aveva certamente tutte le ragioni di questo mondo; se avesse accettato di mettere  quei calzari avrebbe  sofferto le pene dell'inferno e sicuramente pregiudicato le sorti della gara. Il tracciato della corsa di Roma si sviluppava lungo la via Appia, con arrivo sotto l'arco di Costantino. Si partì nel tardo pomeriggio al fine di dare un minimo sollievo agli atleti che quel giorno (15 Settembre), avrebbero dovuto fare i conti con una temperatura tipicamente estiva. Alla partenza Bikila, che prima di quella gara aveva corso solo altre due volte la distanza della maratona, rimase indietro insieme al gruppo, poi cominciò a risalire per assestarsi, verso il decimo chilometro, alle spalle del britannico Arthur Keily e del favorito, il marocchino Abdesalem Rhadi. Al ventesimo chilometro raggiunse quest'ultimo  macinando metri su metri apparentemente senza sforzo; al trentesimo chilometro si produsse in un allungo. Rhadi tentò di mantenere per pochi metri la scia dell'etiope ma ben presto cedette dandogli  via libera. In tal modo gli appassionati presenti lungo la  via Appia, illuminata per l'occasione a giorno dalle fiaccole del personale militare dislocato ai bordi dell'intero percorso, assistevano a una delle più straordinarie imprese sportive di tutti i tempi. Bikila percorse gli ultimi dieci km. ad un ritmo eccezionale. Concluse la gara nettamente primo e battè il record mondiale della specialità col tempo di 2h.15.16. Quando gli fu chiesto come mai avesse corso senza scarpe, Abebe rispose: “Ho voluto che il mondo sapesse che il mio Paese, l’Etiopia, ha sempre vinto con determinazione ed eroismo.” La stampa che già vedeva la possibilità di strumentalizzare l’avvenimento inventò la storia che la federazione etiope  era troppo povera per fornire scarpe ai suoi campioni, ma la verità era che l’atleta aveva ricevuto le scarpette solamente il giorno prima, e poiché le trovava scomode, aveva deciso di correre scalzo, come faceva di solito in allenamento.

Quattro anni dopo, nel 1964  le Olimpiadi si svolsero a Tokio. Abebe Bikila non si presentò al meglio della forma in quanto sei settimane prima era stato operato di appendicectomia ed era ancora convalescente. Ma a differenza di Roma era l'idolo di tutti e le apettative su di lui erano grandissime. Non deluse neanche stavolta. Si allenò con grande determinazione deciso ad ottenere il risultato che mai nessun fondista aveva ottenuto nella storia delle Olimpiadi: vincere la seconda maratona consecutiva. Con l’aiuto offertogli dai connazionali Mamo e Demssie Wolde, che gli permisero di riprendere piano piano gli allenamenti fino a farlo giungere a una discreta forma atletica, trionfò anche a Tokio indossando le scarpe e rifilando oltre quattro minuti di distacco al secondo arrivato, l’inglese Basily Heatley. Stabilì il nuovo record mondiale di 2h 12. 11.

Il 1968 fu un anno infausto per Abebe Bikila. Fu abbandonato dalla fortuna e come atleta e come uomo. A Città del Messico lo straordinario corridore etiope cercava la terza affermazione olimpica consecutiva. Al 15° km. un infortunio lo costrinse ad abbandonare la corsa che fu vinta dal suo connazionale Demssie Wolde. Alcuni mesi dopo fu coinvolto in un pauroso incidente stradale. Fu in coma e in pericolo di vita. Quando riprese coscienza ebbe a constatare di avere perso l'uso delle gambe. Non bastarono le cure dei migliori medici del tempo nei nove mesi successivi all'incidente. Iniziava per Abebe Bikila una seconda vita molto più dura della precedente. Da disabile costretto a deambulare in virtù di una sedia a rotelle, non perse lo spirito dell'atleta. Partecipò perfino alle Olimpiadi per paraplegici tenutesi a Londra, vincendo numerose gare. Nel 1970 partecipò in Norvegia ad una gara su un percorso di 25 km trasportato da una slitta e vinse la medaglia d’oro. Poi nell'Ottobre del 1973, all’età di 41 anni, Abebe Bikila morì per un’emorragia cerebrale. 

Scompariva un'atleta dalle stupefacenti risorse fisico-atletiche che aveva onorato il suo paese e l'umanità intera per il modo genuino di intendere e praticare lo sport. Il suo fu un esempio di vita straordinaria, ricca di contenuti etici per tutte le generazioni successive al suo tempo. Abebe Bikila rappresenta l'atleta per eccellenza, schietto, umile, dignitoso, orgoglioso delle proprie origini, non abbagliato dal danaro e dai facili guadagni ricavabili dallo sfruttamento dell'immagine personale. La sua storia umana e sportiva andrebbe raccontata in tutte le scuole in quanto simbolo di una nobile cultura dello sport. Egli fu campione in tutto ed esempio di coraggio e di voglia di non rassegnarsi mai ai "brutti scherzi" che l'esistenza può riservarci in qualsiasi momento. 

Bikila durante la sua illustre carriera sportiva fu protagonista in più di 26 maratone e oltre ad essersi laureato due volte campione olimpico fu anche due volte campione del mondo nel 1960 e nel 1962.

 

Giochi Olimpici

Roma 1960

Tokyo 1964

1.   BIKILA ABEBE (Etiopia)
2h 15' 16" 2
1.   BIKILA ABEBE (Etiopia)
2h 12' 11" 2
2.   RHADI BEN ABDESSELAM (Marocco)
2h 15' 41" 6
2.    HEATLEY BENJAMIN BASIL (Gran Bretagna)
2h 16' 19" 2
3.    MAGEE ARTHUR BARRINGTON (Nuova Zelanda)
2h 17' 18" 2
3.    TSUBURAYA KOKICHI (Giappone)
2h 16' 22" 8

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Enzo Maiorca

La storia di un valoroso pioniere dell'immersione, primo uomo a superare nel 1961 la barriera dei -50  in apnea contro i soloni della scienza ufficiale del tempo che sentenziavano, oltre quei limiti,  lo scoppio della gabbia toracica dell'uomo.

  Enzo Maiorca nato a Siracusa nel 1931, è considerato il dominatore assoluto della profondità subacquea sportiva per circa trent'anni, a partire dal 1960. Iniziò ad immergersi e ad esplorare il fondo marino dell'isola di Ortigia nel 1943, all'età di 12 anni, avvalendosi di una maschera antigas adattata alla bisogna. Da allora il suo fu un amore incontrovertibile e assoluto per il mare. Praticò la pesca subacquea per alcuni anni ma la sua cultura umanitaria e di rispetto della natura e degli esseri viventi lo portarono a rinunciare a quel tipo di attività così crudele; divenne da allora un fiero difensore della fauna marina ed oggi è un ambasciatore della pesca sostenibile, appoggiando le iniziative del WWF. Tra gli anni sessanta e settanta diviene protagonista dell'immersione in apnea collezionando una serie di record mondiali in assetto costante e variabile. Personaggio onesto, schietto e alieno da compromessi di ogni genere, con le proprie prestazioni sportive di livello assoluto "costrinse", più volte, la medicina ufficiale a ricredersi su determinati limiti psicofisici e di profondità ritenuti a quell'epoca invalicabili. Le sue imprese sportive portarono non solo entusiasmo ed interesse ma soprattutto la formazione di tutta una generazione di validi atleti che hanno continuato a scrivere la storia del profondismo sportivo. Il suo nome insieme a quello di Concetto Lo Bello si identifica in tutto il mondo con la città di Siracusa, della quale porta fortemente radicati in se stesso la cultura e la fierezza dell'antica polis della Magna Grecia.

La rivalità Maiorca-Mayol. Il sub siracusano stabilisce il primo record nel 1960 con la misura di - 45. Gli anni successivi prosegue costantemente a migliorarsi passando dai - 50 del 1961 ai - 54 del 1965. Ma nel 1966 la leadership di Enzo Maiorca viene messa in discussione da un altro grande: Jacques Mayol. Per un ventennio e più Enzo Maiorca e Jacques Mayol rincorreranno il record mondiale, riuscendoci regolarmente ed oscurando il precedente stabilito dal rivale; fino ad arrivare ai -100, una misura che nessuno negli anni sessanta avrebbe mai immaginato potesse essere raggiunta da un essere umano.La rivalità sportiva tra Maiorca e Mayol se non fosse stata per la diversa nazionalità dei due contendenti, avrebbe potuto essere paragonata a quella fra Coppi e Bartali, la straordinaria coppia di ciclisti protagonisti negli anni 40-50.Tanto fu importante e costruttiva per l'apnea. I due probabilmente erano spinti ad immergersi da motivazioni diverse ed avevano tecniche di preparazione altrettanto differenti, ma avevano entrambi uno spirito combattente che non ammetteva rese di alcun genere. Si trattò pertanto di una gara agonistica vera e propria che si protrasse dalla seconda metà degli anni sessanta fino al 1988, quando nell'ultima discesa sportiva tra le profondità marine Enzo Maiorca stabilì il suo record personale di - 101. Nel 1983 Mayol all'isola d'elba, all'età di 56 anni, era riuscito a raggiungere la misura di - 105. Entrambi costituiscono la mitologia dello sport in apnea, un tempo quasi del tutto sconosciuto. Oggi, grazie alle loro grandi prestazioni, esso viene praticato da una vasta gamma di appassionati in tutto il globo terrestre.

 
Jacques Mayol, secondogenito di un architetto francese, era nato a  Shangai  nel 1927. La sua famiglia era solita trascorrere le vacanze estive nella pineta di Karatsu, nella regione Kyushu, localizzata nel Giappone sud occidentale. A soli sei anni imparò a nuotare e fu nelle acque del sol Levante che incontrò il "suo" primo delfino. Poi, nella seconda metà degli anni trenta il militarismo giapponese si liberò di tutto quello che era occidentale e così la famiglia di Jacques abbandonò il paese.
Divenuto famoso come l' "uomo delfino", si avvicinò all'apnea oltre 40 fa proprio grazie all'amicizia con una femmina di delfino di nome Crown. A quel tempo Jacques lavorava presso l'acquario che ospitava il delfino, in Florida, e pare che cominciò ad immergersi nel delfinario e ad apprendere i primi rudimenti dell'apnea proprio per stabilire un contatto con Crown. Fu il primo ad applicare le tecniche di rilassamento all'apnea e il primo uomo a superare i -100 metri. Triste la fine di questo campione; il 22 Dicembre 2001 ha posto fine alla propria esistenza vittima di una forte forma di depressione.

 

 

Tutti i records mondiali di Enzo Maiorca
1960 Siracusa - 45 m. in assetto variabile assoluto
1960 Siracusa - 49 m. in assetto variabile assoluto
1961 Siracusa

- 50 m. in assetto variabile assoluto

1962 Ustica

- 51 m. in assetto variabile assoluto

1964 Siracusa

- 53 m. in assetto variabile assoluto

1965 Acireale

- 54 m. in assetto variabile assoluto

1966 Siracusa

- 62 m. in assetto variabile assoluto

1967 Cuba

- 64 m. in assetto variabile assoluto

1970 Siracusa

- 74 m. in assetto variabile assoluto

1971 Siracusa

- 77 m. in assetto variabile assoluto

1972 Siracusa

- 78 m. in assetto variabile assoluto

1973 Genova

- 80 m. in assetto variabile assoluto

1974 Sorrento

- 87 m. in assetto variabile 

1978 Siracusa

- 55 m. in assetto costante

1988 Siracusa

- 101 m.  in assetto variabile assoluto

 

RECORD DELLE IMMERSIONI IN APNEA

 

ASSETTO COSTANTE

(L'atleta raggiunge la massima profondità con la sola forza delle gambe per poi risalire allo stesso modo, senza poter toccare il cavo di discesa.)

Stefano Makula

ITA

-50

Isola del Giglio

1978

Mario Imbesi

ITA

-52

Siracusa

1978

Nuccio Imbesi

ITA

-52

Siracusa

1978

Enzo Maiorca

ITA

-55

Siracusa

1978

Enzo Liistro

ITA

-56

Siracusa

1979

Nuccio Imbesi

ITA

-57

Siracusa

1980

Stefano Makula

ITA

-58

Ponza

1981

Jacques Mayol

FRA

-61

Isola d'Elba

1981

Frank Messeguè

FRA

-62

Réunion

1989

Pipin Ferreras

CUBA

-63

Milazzo

1990

Umberto Pelizzari

ITA

-65

Isola d'Elba

1990

Umberto Pelizzari

ITA

-67

Isola d'Elba

1991

Pipin Ferreras

CUBA

-68

Varadero

1992

Umberto Pelizzari

ITA

-70

Ustica

1992

Umberto Pelizzari

ITA

-72

Villasimius

1995

Michel Oliva

FRA

-72

Corsica

1996

Alejandro Ravelo

CUBA

-73

Siracusa

1997

Umberto Pelizzari

ITA

-75

Porto Venere

1997

Alejandro Ravelo

CUBA

-76

Siracusa

1998

Umberto Pelizzari

ITA

-80

Liguria

1999 

Brett Le Master  USA  -81  Grand Caymam  1999

ASSETTO VARIABILE

(L'atleta dispone di zavorre del peso massimo di 30 Kg per raggiungere la massima profondità. La zavorra viene abbandonata sul fondo e l'atleta risale con i propri mezzi, essendo vietato l'uso di qualsiasi ausilio come palloni o altro.)

Enzo Maiorca

ITA

-87

Sorrento

1974

Pipin Ferreras

CUBA

-92

Milazzo

1991

Umberto Pelizzari

ITA

-95

Isola d'Elba

1991

Pipin Ferreras

CUBA

-96

Siracusa

1993

Umberto Pelizzari

ITA

-101

Cala Gonone

1994

Umberto Pelizzari

ITA

-105

Villasimius

1995

Gianluca Genoni

ITA

-106

Siracusa

1996

Umberto Pelizzari

ITA

-110

Villasimius

1996

Alejandro Ravelo

CUBA

-111

Siracusa

1997

Umberto Pelizzari

ITA

-115

Porto Venere

1997

Gianluca Genoni

ITA

-120

Sardegna

1997

Gianluca Genoni

ITA

-121

Sardegna

1998

Gianluca Genoni

ITA

-122

Sardegna

1999

 Umberto Pelizzari  ITA  -131  Capri  2001
Gianluca Genoni  ITA  -132  Liguria  2002

ASSETTO VARIABILE ASSOLUTO - "NO LIMITS"

(Questa specialità consiste nel raggiungere la massima profondità con l'ausilio di zavorre, senza alcun limite di peso. La superficie può essere guadagnata con l'aiuto di palloni.)

Raimondo Bucher

ITA

-30

Napoli

1949

Ennio Falco

ITA

-35

Napoli

1951

Alberto Novelli

ITA

-35

Napoli

1951

Raimondo Bucher

ITA

-39

Capri

1952

Ennio Falco

ITA

-41

Rapallo

1956

Alberto Novelli

ITA

-41

Rapallo

1956

Americo Santarelli

BRA

-43

Rio de Janeiro

1960

Americo Santarelli

BRA

-44

Circeo

1960

Enzo Maiorca

ITA

-45

Siracusa

1960

Americo Santarelli

BRA

-46

Santa Margherita Ligure

1960

Enzo Maiorca

ITA

-49

Siracusa

1960

Enzo Maiorca

ITA

-50

Siracusa

1961

Enzo Maiorca

ITA

-51

Ustica

1962

Enzo Maiorca

ITA

-53

Siracusa

1964

Enzo Maiorca

ITA

-54

Acireale

1965

Teteke Williams

POL

-59

Polinesia

1965

Jacques Mayol

FRA

-60

Bahamas

1966

Enzo Maiorca

ITA

-62

Siracusa

1966

Bob Croft

USA

-64

Florida

1967

Enzo Maiorca

ITA

-64

Cuba

1967

Bob Croft

USA

-67

Florida

1967

Jacques Mayol

FRA

-71

Florida

1967

Bob Croft

USA

-73

Florida

1968

Enzo Maiorca

ITA

-74

Siracusa

1970

Jacques Mayol

FRA

-75

Futo Japan

1970

Jacques Mayol

FRA

-76

Futo Japan

1970

Enzo Maiorca

ITA

-77

Siracusa

1971

Enzo Maiorca

ITA

-78

Siracusa

1972

Enzo Maiorca

ITA

-80

Genova

1973

Jacques Mayol

FRA

-86

Isola d'Elba

1973

Enzo Maiorca

ITA

-87

Sorrento

1974

Jacques Mayol

FRA

-92

Isola d'Elba

1975

Jacques Mayol

FRA

-101

Isola d'Elba

1976

Jacques Mayol

FRA

-105

Isola d'Elba

1983

Enzo Maiorca

ITA

-101

Siracusa

1988

Angela Bandini

ITA

-107

Isola d'Elba

1989

Pipin Ferreras

CUBA

-112

Cuba

1989

Pipin Ferreras

CUBA

-115

Siracusa

1991

Umberto Pelizzari

ITA

-118

Isola d'Elba

1991

Pipin Ferreras

CUBA

-120

Ustica

1992

Umberto Pelizzari

ITA

-123

Montecristo

1993

Pipin Ferreras

CUBA

-125

Bahamas

1993

Pipin Ferreras

CUBA

-126

Siracusa

1994

Pipin Ferreras

CUBA

-127

Florida

1994

Pipin Ferreras

CUBA

-128

Siracusa

1995

Umberto Pelizzari

ITA

-131

Villasimius

1996

Gianluca Genoni

ITA

-135

Sardegna

1998

Loïc Leferme

FRA

-137

Nizza

1999

Gianluca Genoni

ITA

-138

Sardegna

1999

Umberto Pelizzari

ITA

-150

Liguria

1999

Pipin Ferreras CUBA

 -163

Messico  2000

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tommie Smith

E' passato alla storia per un eclatante gesto posto in essere insieme al connazionale John Carlos. Nel 1968 alle Olimpiadi di Città del Messico, nel corso della cerimonia di premiazione dei 200 i due sprinter, giunti in finale al primo e al terzo posto, al momento dell'esecuzione dell'inno USA proposero al mondo intero un gesto di protesta legittimo e non violento. 

Quando lo sport diviene un mezzo per l'affermazione dei diritti civili. Tommie Smith (al centro nell'immagine) è stato uno dei più grandi sprinter della storia dei 200. Nella finale di Città del Messico lo statunitense di colore  sbaragliò tutti gli avversari, facendo fermare il cronometro a 19.83 e stabilendo così il nuovo record mondiale della specialità. La vigilia di quelle Olimpiadi aveva notevolmente preoccupato i componenti del comitato olimpico statunitense. Se si pensa che il movimento olimpico internazionale e le istituzioni dello sport americano fino ad allora si erano sempre  vantati di essere stati delle guide intransigenti nella lotta per i diritti dell'uomo e l'uguaglianza razziale nel mondo intero, si immaginino le preoccupazioni, le perplessità e i dubbi di costoro alla vigilia dei Giochi; quando si diffuse la voce che alcuni movimenti neri americani impegnati a tutelare i diritti della comunità afro-americana, incitavano gli atleti di colore a boicottare l'Olimpiade. Mai fino ad allora gli eventi sportivi erano stati sfiorati da simili problematiche, almeno a livello internazionale. Anche se i primi germogli si erano già visti qualche anno prima allorquando, improvvisamente,  gli Stati Uniti erano entrati  in guerra contro il Vietnam. Muhammad Alì, alias Cassius Clay, pugile detentore mondiale del titolo dei pesi massimi, si era rifiutato di arruolarsi dichiarando: "Io non ho nulla contro i Vietcong". Egli iniziava con questa presa di posizione la sua "disobbedienza civile" che lo portò a una sospensione per squalifica di due anni dall'attività agonistica. Questo comportamento fece urlare allo scandalo. E si sparò a zero sul pugile, sfogando su di lui le paure e le frustrazioni di un'America depressa e razzista. La giustizia americana lo dichiarò decaduto dal suo titolo, gli venne ritirato il patentino (quindi non poteva più boxare) e il passaporto. Ma non bastava. Venne condannato al carcere e a un'ammenda astronomica di cinque milioni di dollari. Tutto ciò stava a significare che i movimenti per i diritti civili avevano alzato il tiro ed erano estremamente decisi ad attuare qualsiasi forma di protesta; lo sport non ne poteva essere esente. A Città del Messico i Giochi Olimpici ebbero un regolare inizio e non ci furono i  temuti problemi di boicottaggio da parte della rappresentanza nera statunitense. Tuttavia ci pensò Tommie Smith a scuotere le coscienze di tutto il mondo. Alla premiazione dei 200 si presentò sul podio in atteggiamento dimesso, con lo sguardo basso e alle prime note dell'inno americano portò in alto il pugno della mano destra ricoperto da un guanto nero; calcava il podio senza scarpe e metteva in evidenza due calzini neri ai piedi. Il compagno di squadra John Carlos a sua volta alzava il pugno della mano sinistra anch'esso ricoperto da guanto nero. I due atleti segnalavano così lo stato di disagio e di sofferenza delle minoranze nere americane, lasciate nell'emarginazione e nella povertà dalle istituzioni del più grande e più ricco paese del mondo. La reazione del comitato olimpico americano fu durissima. I due sprinter vennero sospesi e allontanati dal villaggio olimpico. Praticamente le loro prestigiose carriere di campioni dello sprint vennero troncate per sempre.

Tommie Smith, figlio di Richard e Dora Smith nacque a Clarksville, Texas, il 6 Giugno 1944. La sua infanzia indigente lo portò ad ammalarsi di una seria  polmonite che lo mise in pericolo di vita. Superata la malattia, pian piano scoprì la propria attitudine allo sport in generale. Per tre anni all'High School fu votato come il più forte atleta nella pallacanestro, nel football e nell'atletica leggera. Frequentò gli studi universitari dello stato di San Josè dove eccelse in assoluto nelle gare di velocità e si laureò in sociologia. Disciplina che insegna attualmente all'Università di Santa Monica. A distanza di tanti anni non ha sconfessato mai la protesta messicana. Ha continuato a lottare per il movimento dei diritti civili della propria gente e nel 1996 ad Atlanta è stato uno dei tedofori dell'Olimpiade americana del centenario (1896-1996); ciò ha significato un gesto di pentimento del comitato olimpico statunitense nei riguardi di un grande campione, ingiustamente tartassato 28 anni prima per le proprie idee.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gaetano Scirea (1953-1989):calciatore gentiluomo, campione di modestia e di umiltà.

 Il grande giornalista sportivo Vladimiro Caminiti scriveva di quest'atleta: "i calciatori come lui testimoniano l'unica dote che fa grande chi li possiede: l'intelligenza del cuore e la bonta'".

Gaetano Scirea ha interpretato il ruolo di libero dal 1972 in avanti, nella maniera più moderna e intelligente che si sia mai avuto modo di vedere sui campi di calcio italiani. Ineccepibile sotto l'aspetto tecnico, aveva uno spiccato senso tattico e doti eccezionali di anticipo e tempismo sugli avversari. Nel suo modo di concepire la scienza calcistica non esisteva la scorrettezza, tanto da non avere mai avuta comminata una sola squalifica in tutta la carriera di calciatore. La vista dell'appassionato di calcio godeva nel  vederlo muovere sul terreno di giuoco. Le sue movenze assumevano quasi i ritmi di una danza, tanto era elegante il suo intercalare lungo la sua zona di pertinenza. Non c'erano incertezze e distrazioni in ogni sua giocata, che aveva sempre un'intuizione e una possibilità interessante per il giuoco d'attacco della propria squadra. Sempre pronto al sacrificio non smetteva di lottare sino all'ultimo istante della gara. In difesa si poteva considerare un vero playmaker pronto al rilancio di un'azione per i propri compagni. Di carattere schivo, non era solito offrirsi alle telecamere o a esponenti della carta stampata alla ricerca di scoop. Il suo silenzio strideva con i boati isterici del calcio moderno mentre i suoi comportamenti signorili e misurati, oggi più che mai, andrebbero riscoperti e attuati negli ambienti calcistici italiani. Fu capitano gentlman della Juventus e della nazionale italiana per più di un decennio, riuscendo ad acquisire una serie notevole di titoli nazionali e internazionali come pochi altri grandi calciatori italiani sono riusciti a fare.

La carriera. Nacque a Cernusco sul naviglio (Milano) il 25 Maggio 1953. Si formò calcisticamente nel settore giovanile dell'Atalanta. Debuttò in serie A nella stagione agonistica 1972-73 tra le fila della società di Bergamo. Inizialmente ricoprì il ruolo di centrocampista che gli permise di affinarsi nella tecnica e nella visione del giuoco. Nell'anno 1974-75 giunse alla Juventus dove da subito gli fu affidato il ruolo di libero. Giovanissimo,  inserito in una squadra di fuoriclasse, seppe emergere fino a conquistarsi la fiducia incondizionata dei dirigenti, dell'allenatore e dei compagni non cambiando casacca fino alla fine della propria carriera. Il suo palmares di successi è lungo. Con la Juventus ha vinto: 7 scudetti (1975-1977-1978-1981-1982-1984-1986); 2 Coppe Italia (1979-1983); 1 Coppa UEFA (1977); 1 Coppa delle coppe (1984); 1 Supercoppa e 1 Coppa dei campioni (1985); 1 Coppa intercontinentale (1986). Nella nazionale italiana collezionò 74 presenze e partecipò a 3 campionati del mondo (1978-1982-1986). Nel 1982 in Spagna fu campione del mondo e capitanò la nazionale azzurra agli ordini del commissario tecnico Bearzot. Si ritirò dall'attività agonistica al termine della stagione 1987-88 all'età di 35 anni. L'anno successivo fu vice allenatore  di Dino Zoff nella stessa Juventus, dove rimase con compiti tecnico-dirigenziali fino alla data della sua scomparsa avvenuta a causa di un incidente stradale in Polonia il 3 Settembre 1989.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pierre De Coubertin (1863-1937)

nel 1896 fece rinascere i Giochi Olimpici convinto che la formazione educativa dei giovani fosse la chiave di volta del futuro della società. Di lignaggio nobiliare, pensò l' Olimpiade come un mezzo atto a favorire lo spirito dell' uguaglianza e della fratellanza della gioventù di tutto il mondo, dando ad essa un significato culturale, etico, artistico e filosofico insieme che va oltre il senso dell'esclusiva competitività sportiva. Mai dirigente sportivo nella storia dell'umanità fu tanto lungimirante come questo personaggio francese, pedagogo e storico, che affermò  per tutta la  vita le sue idee tracciando il solco per lo sviluppo dello sport moderno. 

Il sogno del barone De Coubertin. Il 25 Novembre 1892, a Parigi,  il giovane Pierre De Coubertin annunciò nel corso di una riunione dell'unione delle società sportive francesi (UFSSA), di cui era segretario generale, il proprio intento a volere far rivivere i giochi di Olimpia. Ma da parte dei dirigenti presenti ebbe esternati  pochi entusiastici consensi e tanto scetticismo. Probabilmente quelle persone non riuscirono in quell'occasione a comprendere la vera essenza delle idee del barone, il quale non era tipo da scoraggiarsi ai primi segni di diniego più o meno velati. Aveva avuto già da adolescente il carattere e la determinazione di contrastare i disegni dei genitori, che lo avrebbero visto nelle vesti di un ufficiale militare o di un professionista legale; cosa non facile per la mentalità della società del tempo, che non ammetteva insubordinazioni nei riguardi dei superiori in generale e tanto più del padre e della madre. Convinto che la sua esistenza dovesse avere altri sviluppi, concezioni e modi di vedere le cose, si impegnò negli studi della pedagogia e della storia della politica anche se non praticò ne l'una ne l'altra. Nutriva fondamentalmente una forte passione per la formazione e l'educazione dei giovani. Tanto da recarsi con frequenza nel Regno Unito per studiare da vicino il sistema scolastico inglese, così com'era stato concepito da Thomas Arnold, il preside dell'high school di Rugby, che aveva riformato i modelli scolastici inglesi con l'introduzione dello sport nei loro corsi di studio. Da questi trasse ispirazione per elaborare i principi dello sport moderno e dell'olimpismo. Egli si convinse che lo sport di matrice anglosassone rispondeva alla sua idea di atletismo in quanto strumento di crescita fisica e morale dei giovani che educava al sacrificio, alla disciplina e alla responsabilità, senza togliere nulla all'autonomia e alle capacità decisionali del singolo. Forte di queste convinzioni il 23 Giugno 1894 all'età di 31 anni, all'università della Sorbona di Parigi, De Coubertin organizzò un congresso aperto a 12 nazioni nel corso del quale espose il suo progetto di rinascita dei Giochi Olimpici. In possesso di un lessico forbito e accattivante fu capace di convincere gran parte dei partecipanti. Si pose allora la prima pietra dell'Olimpiade moderna: la fondazione del Comitato Olimpico Internazionale. Egli fu nominato segretario; presidente fu eletto il greco Demetrius Vikelas. Nel 1896 sarà Atene ad ospitare le competizioni della prima olimpiade e Pierre De Coubertin realizza il sogno della sua vita. Erano presenti 13 nazioni e 285 concorrenti. Dieci i giochi di gara e nove gli sport in programma: atletica leggera, nuoto, canottaggio, scherma, ginnastica, lotta, pugilato, sollevamento pesi, ciclismo, tennis. 

Da allora si sono svolte 25 edizioni delle Olimpiadi moderne.

 

1896: lo stadio di Atene all'apertura dei Giochi Olimpici

Il conservatore De Coubertin. L'indifferenza e il cinismo di vasti strati dell'opinione pubblica contrastarono duramente il progetto di Pierre De Coubertin, che dovette lottare contro i governi e i mezzi d'informazione della stampa. Tuttavia storicamente parlando l'insigne dirigente e organizzatore sportivo su due aspetti dell'intera querelle non appare tanto innovatore e lungimirante.Ci riferiamo al veto da lui posto alla  partecipazione alle gare olimpiche e delle donne e degli atleti professionisti dell'epoca. In merito alla rappresentanza femminile il suo no fu deciso e irremovibile fino alla fine dei suoi giorni. Il barone su questo punto era solito argomentare:<< la presenza femminile ai giochi è poco pratica, non interessante, antiestetica e non corretta >>. E probabilmente queste sue idee maschiliste gli costarono nel 1925 a Praga la perdita della presidenza del C.I.O., che egli aveva tenuto ininterrottamente dal 1896. Sul problema dilettantismo sportivo sembra che De Coubertin abbia manifestato un'apertura nel tempo che assomiglia più ad  un cambiamento di rotta. E' da ricordare che il comitato olimpico fu severissimo al riguardo, non permettendo eccezione alcuna atta a favorire la partecipazione di atleti che avessero percepito anche un minimo di compenso pecuniario nel corso della loro carriera sportiva.