SiracusaSport/Grandi figure dello
sport a cura di
Bruno Zafarana

Abebe Bikila (1932-1973)
la storia di un atleta leggendario,
ritenuto unanimemente il più grande maratoneta di tutti i
tempi, tradito dalla sorte ancora in giovane età.
Abebe Bikila
quando giunse a Roma nel 1960 per correre la sua prima maratona olimpica aveva
28 anni ed era un perfetto sconosciuto. Non tanto per i risultati e i tempi di
percorrenza ottenuti in Etiopia che erano certamente di valore, ma per le carenze di
informazione della stampa specializzata del tempo, che distrattamente seguiva le
competizioni sportive del paese africano. Eppure Abebe aveva battuto in
occasione di gare militari antecedenti le Olimpiadi di Roma il fortissimo Wami
Biratu. Inoltre si era avvicinato al tempo del
recordman mondiale di maratona del tempo Sergej Popof (2h.15.17),
nel corso di una competizione ad Addis Abeba, un mese prima dell'Olimpiade
italiana, correndo in 2h.21.23. A
Roma egli coronava il sogno di partecipare alla grande Olimpiade quando già era
ammogliato dal 1954 e padre di figli. Da ragazzino correva per giuoco lungo gli
altopiani dell'Etiopia, dove conduceva la vita durissima del pastore. Poi entrò
nella guardia imperiale del suo paese e conobbe l'agonismo sportivo. Così
cominciò a cimentarsi nelle gare dei 5.000 e dei 10.000 metri, fino ad
arrivare alla gara più lunga: la maratona. Da sempre aveva corso a piedi scalzi
e a Roma quando il giorno prima della gara gli vennero offerti un paio di scarpe
idonee alla corsa, rifiutò di indossarle. E aveva certamente tutte le ragioni
di questo mondo; se avesse accettato di mettere quei calzari avrebbe
sofferto le pene dell'inferno e sicuramente pregiudicato le sorti della gara. Il
tracciato della corsa di Roma si sviluppava lungo la via Appia, con arrivo sotto
l'arco di Costantino. Si partì nel tardo pomeriggio al fine di dare un minimo
sollievo agli atleti che quel giorno (15 Settembre), avrebbero dovuto fare i
conti con una temperatura tipicamente estiva. Alla partenza Bikila, che prima di
quella gara aveva corso solo altre due volte la distanza della maratona, rimase
indietro insieme al gruppo, poi cominciò a risalire per assestarsi, verso il
decimo chilometro, alle spalle del britannico Arthur Keily e del favorito, il
marocchino Abdesalem Rhadi. Al ventesimo chilometro raggiunse quest'ultimo
macinando metri su metri apparentemente senza sforzo; al trentesimo chilometro
si produsse in un allungo. Rhadi tentò di mantenere per pochi metri la scia
dell'etiope ma ben presto cedette dandogli via libera. In tal modo gli
appassionati presenti lungo la via Appia, illuminata per l'occasione a giorno dalle fiaccole del
personale militare dislocato ai bordi dell'intero percorso, assistevano a una
delle più straordinarie imprese sportive di tutti i tempi. Bikila percorse gli
ultimi dieci km. ad un ritmo eccezionale. Concluse la gara nettamente primo e
battè il record mondiale della specialità col tempo di 2h.15.16. Quando gli fu
chiesto come mai avesse corso senza scarpe, Abebe rispose: “Ho voluto che il
mondo sapesse che il mio Paese, l’Etiopia, ha sempre vinto con determinazione
ed eroismo.” La stampa che già vedeva la possibilità di strumentalizzare
l’avvenimento inventò la storia che la federazione etiope
era troppo povera per fornire scarpe ai suoi campioni, ma la verità era
che l’atleta aveva ricevuto le scarpette solamente il giorno prima, e poiché
le trovava scomode, aveva deciso di correre scalzo, come faceva di solito in
allenamento.
Quattro anni dopo, nel 1964
le Olimpiadi si svolsero a Tokio. Abebe Bikila non si presentò al meglio
della forma in quanto sei settimane prima era stato operato di appendicectomia
ed era ancora convalescente. Ma a differenza di Roma era l'idolo di tutti e le
apettative su di lui erano grandissime. Non deluse neanche stavolta. Si allenò
con grande determinazione deciso ad ottenere il risultato che mai nessun
fondista aveva ottenuto nella storia delle Olimpiadi: vincere la seconda
maratona consecutiva. Con l’aiuto offertogli dai connazionali Mamo e Demssie
Wolde, che gli permisero di riprendere piano piano gli allenamenti fino a farlo
giungere a una discreta forma atletica, trionfò anche a Tokio indossando le
scarpe e rifilando oltre quattro minuti di distacco al secondo arrivato,
l’inglese Basily Heatley. Stabilì il nuovo record mondiale di 2h 12. 11.
Il 1968 fu un anno infausto
per Abebe Bikila. Fu abbandonato dalla fortuna e come atleta e come uomo. A
Città del Messico lo straordinario corridore etiope cercava la terza
affermazione olimpica consecutiva. Al 15° km. un infortunio lo costrinse ad
abbandonare la corsa che fu vinta dal suo connazionale Demssie Wolde. Alcuni
mesi dopo fu coinvolto in un pauroso incidente stradale. Fu in coma e in
pericolo di vita. Quando riprese coscienza ebbe a constatare di avere perso
l'uso delle gambe. Non bastarono le cure dei migliori medici del tempo nei nove
mesi successivi all'incidente. Iniziava per Abebe Bikila una seconda vita molto
più dura della precedente. Da disabile costretto a deambulare in virtù di una
sedia a rotelle, non perse lo spirito dell'atleta. Partecipò perfino alle
Olimpiadi per paraplegici tenutesi a Londra, vincendo numerose gare. Nel 1970
partecipò in Norvegia ad una gara su un percorso di 25 km trasportato da una
slitta e vinse la medaglia d’oro. Poi nell'Ottobre del 1973, all’età di 41 anni, Abebe
Bikila morì per un’emorragia cerebrale.
Scompariva un'atleta dalle
stupefacenti risorse fisico-atletiche che aveva onorato il suo paese e
l'umanità intera per il modo genuino di intendere e praticare lo sport. Il suo
fu un esempio di vita straordinaria, ricca di contenuti etici per tutte le
generazioni successive al suo tempo. Abebe Bikila rappresenta l'atleta per
eccellenza, schietto, umile, dignitoso, orgoglioso delle proprie origini, non
abbagliato dal danaro e dai facili guadagni ricavabili dallo sfruttamento
dell'immagine personale. La sua storia umana e sportiva andrebbe raccontata in tutte le scuole in quanto
simbolo di una nobile cultura dello sport. Egli fu campione in tutto ed esempio di coraggio e di voglia di non rassegnarsi mai ai "brutti
scherzi" che l'esistenza può riservarci in qualsiasi momento.
Bikila durante la sua illustre
carriera sportiva fu protagonista in più di 26 maratone e oltre ad essersi
laureato due volte campione olimpico fu anche due volte campione del mondo nel
1960 e nel 1962.
|
Giochi
Olimpici
|
Roma
1960
|
Tokyo
1964
|
1.
BIKILA ABEBE (Etiopia)
2h 15' 16" 2 |
1.
BIKILA ABEBE (Etiopia)
2h 12' 11" 2 |
2.
RHADI BEN ABDESSELAM (Marocco)
2h 15' 41" 6 |
2.
HEATLEY BENJAMIN BASIL (Gran Bretagna)
2h 16' 19" 2 |
3.
MAGEE ARTHUR BARRINGTON (Nuova Zelanda)
2h 17' 18" 2 |
3.
TSUBURAYA KOKICHI (Giappone)
2h 16' 22" 8 |

Enzo
Maiorca
La
storia di un valoroso pioniere dell'immersione, primo uomo a superare nel
1961 la barriera dei -50 in apnea contro i soloni della scienza
ufficiale del tempo che sentenziavano, oltre quei limiti, lo scoppio
della gabbia toracica dell'uomo.
Enzo Maiorca nato a Siracusa nel 1931, è
considerato il dominatore assoluto della profondità subacquea sportiva per
circa trent'anni, a partire dal 1960. Iniziò ad immergersi e ad esplorare
il fondo marino dell'isola di Ortigia nel 1943, all'età di 12 anni,
avvalendosi di una maschera antigas adattata alla bisogna. Da allora il suo
fu un amore incontrovertibile e assoluto per il mare. Praticò la pesca
subacquea per alcuni anni ma la sua cultura umanitaria e di rispetto della
natura e degli esseri viventi lo portarono a rinunciare a quel tipo di
attività così crudele; divenne da allora un fiero difensore della fauna
marina ed oggi è un ambasciatore della pesca sostenibile, appoggiando le
iniziative del WWF. Tra gli anni sessanta e settanta diviene protagonista
dell'immersione in apnea collezionando una serie di record mondiali in
assetto costante e variabile. Personaggio onesto, schietto e alieno da
compromessi di ogni genere, con le proprie prestazioni sportive di livello
assoluto "costrinse", più volte, la medicina ufficiale a
ricredersi su determinati limiti psicofisici e di profondità ritenuti a
quell'epoca invalicabili. Le sue imprese sportive portarono non solo entusiasmo
ed interesse ma soprattutto la formazione di tutta una generazione di validi
atleti che hanno continuato a scrivere la storia del profondismo
sportivo. Il suo nome insieme a quello di Concetto Lo Bello si identifica in
tutto il mondo con la città di Siracusa, della quale porta fortemente
radicati in se stesso la cultura e la fierezza dell'antica polis della Magna
Grecia. La
rivalità Maiorca-Mayol. Il sub
siracusano stabilisce il primo record nel 1960 con la misura di - 45. Gli
anni successivi prosegue costantemente a migliorarsi passando dai - 50 del
1961 ai - 54 del 1965. Ma nel 1966 la leadership di Enzo Maiorca viene messa
in discussione da un altro grande: Jacques
Mayol. Per un ventennio e
più Enzo Maiorca e Jacques Mayol rincorreranno il record mondiale,
riuscendoci regolarmente ed oscurando il precedente stabilito dal rivale;
fino ad arrivare ai -100, una misura che nessuno negli anni sessanta avrebbe
mai immaginato potesse essere raggiunta da un essere umano.La
rivalità sportiva tra Maiorca e Mayol se non fosse stata per la diversa
nazionalità dei due contendenti, avrebbe potuto essere paragonata a quella fra
Coppi e Bartali, la straordinaria coppia di ciclisti protagonisti negli anni 40-50.Tanto fu importante e
costruttiva per l'apnea. I due probabilmente erano spinti ad immergersi da
motivazioni diverse ed avevano tecniche di preparazione altrettanto
differenti, ma avevano entrambi uno spirito combattente che non ammetteva
rese di alcun genere. Si trattò pertanto di una gara agonistica vera e
propria che si protrasse dalla seconda metà degli anni sessanta fino al 1988, quando
nell'ultima discesa sportiva tra le profondità marine Enzo Maiorca stabilì il suo
record personale di - 101. Nel 1983 Mayol all'isola d'elba,
all'età di 56 anni, era riuscito a raggiungere la misura di - 105. Entrambi
costituiscono la mitologia dello sport in apnea, un tempo quasi del tutto
sconosciuto. Oggi, grazie alle loro grandi prestazioni, esso viene praticato da
una vasta gamma di appassionati in tutto il globo terrestre.
Jacques
Mayol,
secondogenito di un architetto francese, era nato a Shangai nel
1927. La sua famiglia era solita trascorrere le vacanze estive nella pineta
di Karatsu, nella regione Kyushu, localizzata nel Giappone sud occidentale.
A soli sei anni imparò a nuotare e fu nelle acque del sol Levante che
incontrò il "suo" primo delfino. Poi, nella seconda metà degli
anni trenta il militarismo giapponese si liberò di tutto quello che era
occidentale e così la famiglia di Jacques abbandonò il paese.
Divenuto famoso come l' "uomo delfino", si avvicinò all'apnea
oltre 40 fa proprio grazie all'amicizia con una femmina di delfino di nome
Crown. A quel tempo Jacques lavorava presso l'acquario che ospitava il
delfino, in Florida, e pare che cominciò ad immergersi nel delfinario e ad
apprendere i primi rudimenti dell'apnea proprio per stabilire un contatto
con Crown. Fu il primo ad applicare le tecniche di rilassamento all'apnea e
il primo uomo a superare i -100 metri. Triste la fine di questo campione; il
22 Dicembre 2001 ha posto fine alla propria esistenza vittima di una forte
forma di depressione. |
Tutti i records mondiali di
Enzo Maiorca
|
| 1960 |
Siracusa |
- 45 m.
in assetto variabile assoluto |
| 1960 |
Siracusa |
- 49 m.
in assetto variabile assoluto |
| 1961 |
Siracusa |
- 50 m.
in assetto variabile assoluto |
| 1962 |
Ustica |
- 51 m.
in assetto variabile assoluto |
| 1964 |
Siracusa |
- 53 m.
in assetto variabile assoluto |
| 1965 |
Acireale |
- 54 m.
in assetto variabile assoluto |
| 1966 |
Siracusa |
- 62 m.
in assetto variabile assoluto |
| 1967 |
Cuba |
- 64 m.
in assetto variabile assoluto |
| 1970 |
Siracusa |
- 74 m.
in assetto variabile assoluto |
| 1971 |
Siracusa |
- 77 m.
in assetto variabile assoluto |
| 1972 |
Siracusa |
- 78 m.
in assetto variabile assoluto |
| 1973 |
Genova |
- 80 m.
in assetto variabile assoluto |
| 1974 |
Sorrento |
- 87 m.
in assetto variabile |
| 1978 |
Siracusa |
- 55 m.
in assetto costante |
| 1988 |
Siracusa |
- 101 m.
in assetto variabile assoluto |
RECORD
DELLE IMMERSIONI IN APNEA
ASSETTO
COSTANTE
(L'atleta
raggiunge la massima profondità con la sola forza delle gambe per poi
risalire allo stesso modo, senza poter toccare il cavo di discesa.)
|
Stefano
Makula
|
ITA
|
-50
|
Isola
del Giglio
|
1978
|
|
Mario
Imbesi
|
ITA
|
-52
|
Siracusa
|
1978
|
|
Nuccio
Imbesi
|
ITA
|
-52
|
Siracusa
|
1978
|
|
Enzo
Maiorca
|
ITA
|
-55
|
Siracusa
|
1978
|
|
Enzo
Liistro
|
ITA
|
-56
|
Siracusa
|
1979
|
|
Nuccio
Imbesi
|
ITA
|
-57
|
Siracusa
|
1980
|
|
Stefano
Makula
|
ITA
|
-58
|
Ponza
|
1981
|
|
Jacques
Mayol
|
FRA
|
-61
|
Isola
d'Elba
|
1981
|
|
Frank
Messeguè
|
FRA
|
-62
|
Réunion
|
1989
|
|
Pipin
Ferreras
|
CUBA
|
-63
|
Milazzo
|
1990
|
|
Umberto
Pelizzari
|
ITA
|
-65
|
Isola
d'Elba
|
1990
|
|
Umberto
Pelizzari
|
ITA
|
-67
|
Isola
d'Elba
|
1991
|
|
Pipin
Ferreras
|
CUBA
|
-68
|
Varadero
|
1992
|
|
Umberto
Pelizzari
|
ITA
|
-70
|
Ustica
|
1992
|
|
Umberto
Pelizzari
|
ITA
|
-72
|
Villasimius
|
1995
|
|
Michel
Oliva
|
FRA
|
-72
|
Corsica
|
1996
|
|
Alejandro
Ravelo
|
CUBA
|
-73
|
Siracusa
|
1997
|
|
Umberto
Pelizzari
|
ITA
|
-75
|
Porto
Venere
|
1997
|
|
Alejandro
Ravelo
|
CUBA
|
-76
|
Siracusa
|
1998
|
|
Umberto
Pelizzari
|
ITA
|
-80
|
Liguria
|
1999
|
|
Brett Le Master
|
USA
|
-81
|
Grand Caymam
|
1999
|
ASSETTO
VARIABILE
(L'atleta
dispone di zavorre del peso massimo di 30 Kg per raggiungere la massima
profondità. La zavorra viene abbandonata sul fondo e l'atleta risale con i
propri mezzi, essendo vietato l'uso di qualsiasi ausilio come palloni o
altro.)
|
Enzo
Maiorca
|
ITA
|
-87
|
Sorrento
|
1974
|
|
Pipin
Ferreras
|
CUBA
|
-92
|
Milazzo
|
1991
|
|
Umberto
Pelizzari
|
ITA
|
-95
|
Isola
d'Elba
|
1991
|
|
Pipin
Ferreras
|
CUBA
|
-96
|
Siracusa
|
1993
|
|
Umberto
Pelizzari
|
ITA
|
-101
|
Cala
Gonone
|
1994
|
|
Umberto
Pelizzari
|
ITA
|
-105
|
Villasimius
|
1995
|
|
Gianluca
Genoni
|
ITA
|
-106
|
Siracusa
|
1996
|
|
Umberto
Pelizzari
|
ITA
|
-110
|
Villasimius
|
1996
|
|
Alejandro
Ravelo
|
CUBA
|
-111
|
Siracusa
|
1997
|
|
Umberto
Pelizzari
|
ITA
|
-115
|
Porto
Venere
|
1997
|
|
Gianluca
Genoni
|
ITA
|
-120
|
Sardegna
|
1997
|
|
Gianluca
Genoni
|
ITA
|
-121
|
Sardegna
|
1998
|
|
Gianluca
Genoni
|
ITA
|
-122
|
Sardegna
|
1999
|
|
Umberto
Pelizzari
|
ITA
|
-131
|
Capri
|
2001
|
|
Gianluca
Genoni
|
ITA
|
-132
|
Liguria
|
2002
|
ASSETTO
VARIABILE ASSOLUTO - "NO LIMITS"
(Questa
specialità consiste nel raggiungere la massima profondità con l'ausilio di
zavorre, senza alcun limite di peso. La superficie può essere guadagnata
con l'aiuto di palloni.)
|
Raimondo
Bucher
|
ITA
|
-30
|
Napoli
|
1949
|
|
Ennio
Falco
|
ITA
|
-35
|
Napoli
|
1951
|
|
Alberto
Novelli
|
ITA
|
-35
|
Napoli
|
1951
|
|
Raimondo
Bucher
|
ITA
|
-39
|
Capri
|
1952
|
|
Ennio
Falco
|
ITA
|
-41
|
Rapallo
|
1956
|
|
Alberto
Novelli
|
ITA
|
-41
|
Rapallo
|
1956
|
|
Americo
Santarelli
|
BRA
|
-43
|
Rio
de Janeiro
|
1960
|
|
Americo
Santarelli
|
BRA
|
-44
|
Circeo
|
1960
|
|
Enzo
Maiorca
|
ITA
|
-45
|
Siracusa
|
1960
|
|
Americo
Santarelli
|
BRA
|
-46
|
Santa
Margherita Ligure
|
1960
|
|
Enzo
Maiorca
|
ITA
|
-49
|
Siracusa
|
1960
|
|
Enzo
Maiorca
|
ITA
|
-50
|
Siracusa
|
1961
|
|
Enzo
Maiorca
|
ITA
|
-51
|
Ustica
|
1962
|
|
Enzo
Maiorca
|
ITA
|
-53
|
Siracusa
|
1964
|
|
Enzo
Maiorca
|
ITA
|
-54
|
Acireale
|
1965
|
|
Teteke
Williams
|
POL
|
-59
|
Polinesia
|
1965
|
|
Jacques
Mayol
|
FRA
|
-60
|
Bahamas
|
1966
|
|
Enzo
Maiorca
|
ITA
|
-62
|
Siracusa
|
1966
|
|
Bob
Croft
|
USA
|
-64
|
Florida
|
1967
|
|
Enzo
Maiorca
|
ITA
|
-64
|
Cuba
|
1967
|
|
Bob
Croft
|
USA
|
-67
|
Florida
|
1967
|
|
Jacques
Mayol
|
FRA
|
-71
|
Florida
|
1967
|
|
Bob
Croft
|
USA
|
-73
|
Florida
|
1968
|
|
Enzo
Maiorca
|
ITA
|
-74
|
Siracusa
|
1970
|
|
Jacques
Mayol
|
FRA
|
-75
|
Futo
Japan
|
1970
|
|
Jacques
Mayol
|
FRA
|
-76
|
Futo
Japan
|
1970
|
|
Enzo
Maiorca
|
ITA
|
-77
|
Siracusa
|
1971
|
|
Enzo
Maiorca
|
ITA
|
-78
|
Siracusa
|
1972
|
|
Enzo
Maiorca
|
ITA
|
-80
|
Genova
|
1973
|
|
Jacques
Mayol
|
FRA
|
-86
|
Isola
d'Elba
|
1973
|
|
Enzo
Maiorca
|
ITA
|
-87
|
Sorrento
|
1974
|
|
Jacques
Mayol
|
FRA
|
-92
|
Isola
d'Elba
|
1975
|
|
Jacques
Mayol
|
FRA
|
-101
|
Isola
d'Elba
|
1976
|
|
Jacques
Mayol
|
FRA
|
-105
|
Isola
d'Elba
|
1983
|
|
Enzo
Maiorca
|
ITA
|
-101
|
Siracusa
|
1988
|
|
Angela
Bandini
|
ITA
|
-107
|
Isola
d'Elba
|
1989
|
|
Pipin
Ferreras
|
CUBA
|
-112
|
Cuba
|
1989
|
|
Pipin
Ferreras
|
CUBA
|
-115
|
Siracusa
|
1991
|
|
Umberto
Pelizzari
|
ITA
|
-118
|
Isola
d'Elba
|
1991
|
|
Pipin
Ferreras
|
CUBA
|
-120
|
Ustica
|
1992
|
|
Umberto
Pelizzari
|
ITA
|
-123
|
Montecristo
|
1993
|
|
Pipin
Ferreras
|
CUBA
|
-125
|
Bahamas
|
1993
|
|
Pipin
Ferreras
|
CUBA
|
-126
|
Siracusa
|
1994
|
|
Pipin
Ferreras
|
CUBA
|
-127
|
Florida
|
1994
|
|
Pipin
Ferreras
|
CUBA
|
-128
|
Siracusa
|
1995
|
|
Umberto
Pelizzari
|
ITA
|
-131
|
Villasimius
|
1996
|
|
Gianluca
Genoni
|
ITA
|
-135
|
Sardegna
|
1998
|
|
Loïc
Leferme
|
FRA
|
-137
|
Nizza
|
1999
|
|
Gianluca
Genoni
|
ITA
|
-138
|
Sardegna
|
1999
|
|
Umberto
Pelizzari
|
ITA
|
-150
|
Liguria
|
1999
|
|
Pipin
Ferreras
|
CUBA
|
-163
|
Messico
|
2000
|

Tommie
Smith
E'
passato alla storia per un eclatante
gesto posto in essere insieme al connazionale John Carlos. Nel 1968
alle Olimpiadi di Città del Messico, nel corso
della cerimonia di premiazione dei 200 i due sprinter, giunti in finale al
primo e al terzo posto, al momento dell'esecuzione dell'inno USA proposero al mondo intero un gesto di
protesta legittimo e non violento. Quando
lo sport diviene un mezzo per l'affermazione dei diritti civili. Tommie
Smith (al centro nell'immagine) è stato uno dei più grandi sprinter
della storia dei 200. Nella finale di Città del Messico lo statunitense
di colore sbaragliò tutti gli avversari, facendo fermare il
cronometro a 19.83 e stabilendo così il nuovo record mondiale della
specialità. La
vigilia di quelle Olimpiadi aveva notevolmente preoccupato i componenti
del comitato olimpico statunitense. Se si pensa che il movimento olimpico
internazionale e le istituzioni dello sport americano fino ad allora si
erano sempre vantati di essere stati delle guide intransigenti nella
lotta per i diritti dell'uomo e l'uguaglianza razziale nel mondo intero,
si immaginino le preoccupazioni, le perplessità e i dubbi di costoro alla
vigilia dei Giochi; quando si diffuse la voce che alcuni movimenti neri
americani impegnati a tutelare i diritti della comunità afro-americana,
incitavano gli atleti di colore a boicottare l'Olimpiade. Mai fino ad allora
gli eventi sportivi erano stati sfiorati da simili problematiche, almeno a
livello internazionale. Anche se i primi germogli si erano già visti
qualche anno prima allorquando, improvvisamente, gli Stati Uniti erano
entrati in guerra contro il Vietnam. Muhammad Alì, alias Cassius
Clay, pugile detentore mondiale del titolo dei pesi massimi, si era rifiutato di arruolarsi
dichiarando: "Io non ho nulla contro i Vietcong". Egli iniziava con
questa presa di posizione la sua "disobbedienza civile" che lo
portò a una sospensione per squalifica di due anni dall'attività
agonistica. Questo comportamento fece urlare allo scandalo. E si sparò a
zero sul pugile, sfogando su di lui le paure e le frustrazioni di
un'America depressa e razzista. La giustizia americana lo dichiarò
decaduto dal suo titolo, gli venne ritirato il patentino (quindi non
poteva più boxare) e il passaporto. Ma non bastava. Venne condannato al
carcere e a un'ammenda astronomica di cinque milioni di dollari. Tutto
ciò stava a significare che i movimenti per i diritti civili avevano
alzato il tiro ed erano estremamente decisi ad attuare qualsiasi forma di
protesta; lo sport non ne poteva essere esente. A Città del Messico i
Giochi Olimpici ebbero un regolare inizio e non ci furono i temuti
problemi di boicottaggio da parte della rappresentanza nera statunitense. Tuttavia ci pensò Tommie Smith a scuotere le coscienze di tutto
il mondo. Alla premiazione dei 200 si presentò sul podio in atteggiamento dimesso, con lo sguardo
basso e alle prime note dell'inno americano portò in alto il pugno della mano
destra ricoperto da un guanto
nero; calcava il podio senza scarpe e metteva in evidenza due calzini neri
ai piedi. Il compagno di squadra John Carlos a sua volta alzava il pugno
della mano sinistra anch'esso ricoperto da guanto nero. I due atleti segnalavano
così lo stato di disagio e di sofferenza delle minoranze nere americane,
lasciate nell'emarginazione e nella povertà dalle istituzioni del più
grande e più ricco paese del mondo. La reazione del comitato olimpico
americano fu durissima. I due sprinter vennero sospesi e allontanati dal
villaggio olimpico. Praticamente le loro prestigiose carriere di campioni
dello sprint vennero troncate per sempre. Tommie
Smith, figlio di Richard e Dora Smith nacque a Clarksville, Texas, il 6
Giugno 1944. La sua infanzia indigente lo portò ad ammalarsi di una
seria polmonite che lo mise in pericolo di vita. Superata la
malattia, pian piano scoprì la propria attitudine allo sport in generale.
Per tre anni all'High School fu votato come il più forte atleta nella
pallacanestro, nel football e nell'atletica leggera. Frequentò gli studi
universitari dello stato di San Josè dove eccelse in assoluto nelle gare
di velocità e si laureò in sociologia. Disciplina che insegna
attualmente all'Università di Santa Monica. A distanza di tanti anni non
ha sconfessato mai la protesta messicana. Ha continuato a lottare per il
movimento dei diritti civili della propria gente e nel 1996 ad Atlanta è
stato uno dei tedofori dell'Olimpiade americana del centenario (1896-1996);
ciò ha significato un gesto di pentimento del comitato olimpico
statunitense nei riguardi di un grande campione, ingiustamente tartassato
28 anni prima per le proprie idee.

Gaetano
Scirea (1953-1989):calciatore
gentiluomo, campione di modestia e di umiltà. Il
grande giornalista sportivo Vladimiro Caminiti scriveva di quest'atleta:
"i calciatori come lui testimoniano l'unica dote che fa grande chi li
possiede: l'intelligenza del cuore e la bonta'". Gaetano
Scirea ha interpretato il ruolo di libero dal 1972 in avanti, nella
maniera più moderna e intelligente che si sia mai avuto modo di vedere
sui campi di calcio italiani. Ineccepibile sotto l'aspetto tecnico, aveva
uno spiccato senso tattico e doti eccezionali di anticipo e tempismo sugli
avversari. Nel suo modo di concepire la scienza calcistica non esisteva la
scorrettezza, tanto da non avere mai avuta comminata una sola squalifica
in tutta la carriera di calciatore. La vista dell'appassionato di calcio
godeva nel vederlo muovere sul terreno di giuoco. Le sue movenze
assumevano quasi i ritmi di una danza, tanto era elegante il suo
intercalare lungo la sua zona di pertinenza. Non c'erano incertezze e
distrazioni in ogni sua giocata, che aveva sempre un'intuizione e una
possibilità interessante per il giuoco d'attacco della propria squadra.
Sempre pronto al sacrificio non smetteva di lottare sino
all'ultimo istante della gara. In difesa si poteva considerare un vero
playmaker pronto al rilancio di un'azione per i propri compagni. Di
carattere schivo, non era solito offrirsi alle telecamere o a esponenti
della carta stampata alla ricerca di scoop. Il suo silenzio strideva con i
boati isterici del calcio moderno mentre i suoi comportamenti signorili e
misurati, oggi più che mai, andrebbero riscoperti e attuati negli
ambienti calcistici italiani. Fu capitano gentlman della Juventus e della
nazionale italiana per più di un decennio, riuscendo ad acquisire una
serie notevole di titoli nazionali e internazionali come pochi altri grandi
calciatori italiani sono riusciti a fare. La
carriera. Nacque
a Cernusco sul naviglio (Milano) il 25 Maggio 1953. Si formò
calcisticamente nel settore giovanile dell'Atalanta. Debuttò in serie A
nella stagione agonistica 1972-73 tra le fila della società di Bergamo.
Inizialmente ricoprì il ruolo di centrocampista che gli permise di
affinarsi nella tecnica e nella visione del giuoco. Nell'anno 1974-75
giunse alla Juventus dove da subito gli fu affidato il ruolo di libero.
Giovanissimo, inserito in una squadra di fuoriclasse, seppe emergere
fino a conquistarsi la fiducia incondizionata dei dirigenti,
dell'allenatore e dei compagni non cambiando casacca fino alla fine della
propria carriera. Il
suo palmares di successi è lungo. Con la Juventus ha vinto: 7 scudetti
(1975-1977-1978-1981-1982-1984-1986); 2 Coppe Italia (1979-1983); 1
Coppa UEFA (1977); 1 Coppa delle coppe (1984); 1 Supercoppa
e 1 Coppa dei campioni (1985); 1 Coppa intercontinentale
(1986). Nella nazionale italiana collezionò 74 presenze e partecipò a 3
campionati del mondo (1978-1982-1986). Nel 1982 in Spagna fu campione
del mondo e capitanò la nazionale azzurra agli ordini del commissario
tecnico Bearzot. Si ritirò dall'attività agonistica al termine della
stagione 1987-88 all'età di 35 anni. L'anno successivo fu vice
allenatore di Dino Zoff nella stessa Juventus, dove rimase con
compiti tecnico-dirigenziali fino alla data della sua scomparsa avvenuta a
causa di un incidente stradale in Polonia il 3 Settembre 1989.

Pierre
De Coubertin (1863-1937) nel
1896 fece rinascere i Giochi Olimpici convinto che la formazione educativa
dei giovani fosse la chiave di volta del futuro della società. Di
lignaggio nobiliare, pensò l' Olimpiade come un mezzo atto a favorire lo
spirito dell' uguaglianza e della fratellanza della gioventù di tutto il
mondo, dando ad essa un significato culturale, etico, artistico e
filosofico insieme che va oltre il senso dell'esclusiva competitività
sportiva. Mai dirigente sportivo nella storia dell'umanità fu tanto
lungimirante come questo personaggio francese, pedagogo e storico, che
affermò per tutta la vita le sue idee tracciando il solco per
lo sviluppo dello sport moderno. Il
sogno del barone De Coubertin.
Il 25 Novembre 1892, a Parigi, il giovane Pierre De Coubertin annunciò nel corso di una riunione
dell'unione delle società sportive francesi (UFSSA), di cui era
segretario generale, il proprio intento a volere far rivivere i giochi di
Olimpia. Ma da parte dei dirigenti presenti ebbe esternati pochi
entusiastici consensi e
tanto scetticismo. Probabilmente quelle persone non riuscirono in
quell'occasione a comprendere la vera essenza delle idee del barone, il
quale non era tipo da scoraggiarsi ai primi segni di diniego più o meno
velati. Aveva avuto già da adolescente il carattere e la determinazione
di contrastare i disegni dei genitori, che lo avrebbero visto nelle vesti
di un ufficiale militare o di un professionista legale; cosa non facile
per la mentalità della società del tempo, che non ammetteva
insubordinazioni nei riguardi dei superiori in generale e tanto più del
padre e della madre. Convinto che la sua esistenza dovesse avere altri
sviluppi, concezioni e modi di vedere le cose, si impegnò negli
studi della pedagogia e della storia della politica anche se non praticò
ne l'una ne l'altra. Nutriva fondamentalmente una forte passione per la
formazione e l'educazione dei giovani. Tanto da recarsi con frequenza nel
Regno Unito per studiare da vicino il sistema scolastico inglese, così
com'era stato concepito da Thomas Arnold, il preside dell'high school di
Rugby, che aveva riformato i modelli scolastici inglesi con l'introduzione
dello sport nei loro corsi di studio. Da
questi trasse ispirazione per elaborare i principi dello
sport moderno e dell'olimpismo. Egli si convinse che lo sport di matrice
anglosassone rispondeva alla sua idea di atletismo in quanto strumento di
crescita fisica e morale dei giovani che educava al sacrificio, alla
disciplina e alla responsabilità, senza togliere nulla all'autonomia e
alle capacità decisionali del singolo. Forte di queste convinzioni il 23
Giugno 1894 all'età di 31 anni, all'università della Sorbona di Parigi,
De Coubertin organizzò un congresso aperto a 12 nazioni nel corso del quale
espose il suo progetto di rinascita dei Giochi Olimpici. In possesso di un
lessico forbito e accattivante fu capace di convincere gran parte dei
partecipanti. Si pose allora la prima pietra dell'Olimpiade moderna: la
fondazione del Comitato Olimpico Internazionale. Egli fu nominato
segretario; presidente fu eletto il greco Demetrius Vikelas. Nel 1896
sarà Atene ad ospitare le competizioni della prima olimpiade e Pierre De
Coubertin realizza il sogno della sua vita. Erano presenti 13 nazioni e
285 concorrenti. Dieci i giochi di gara e nove gli sport in programma:
atletica leggera, nuoto, canottaggio, scherma, ginnastica, lotta,
pugilato, sollevamento pesi, ciclismo, tennis.
Da allora si sono svolte 25 edizioni delle
Olimpiadi moderne.
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1896: lo stadio
di Atene all'apertura dei Giochi Olimpici |
Il
conservatore De Coubertin.
L'indifferenza e il cinismo di vasti strati dell'opinione pubblica
contrastarono duramente il progetto di Pierre De Coubertin, che dovette
lottare contro i governi e i mezzi d'informazione della stampa. Tuttavia
storicamente parlando l'insigne dirigente e organizzatore sportivo su due
aspetti dell'intera querelle non appare tanto innovatore e lungimirante.Ci
riferiamo al veto da lui posto alla partecipazione alle gare
olimpiche e delle donne e degli atleti professionisti dell'epoca. In
merito alla rappresentanza femminile il suo no fu deciso e irremovibile
fino alla fine dei suoi giorni. Il barone su questo punto era solito
argomentare:<< la presenza femminile ai giochi è poco pratica, non
interessante, antiestetica e non corretta >>. E probabilmente queste
sue idee maschiliste gli costarono nel 1925 a Praga la perdita della
presidenza del C.I.O., che egli aveva tenuto ininterrottamente dal 1896.
Sul problema dilettantismo sportivo sembra che De Coubertin abbia
manifestato un'apertura nel tempo che assomiglia più ad un
cambiamento di rotta. E' da ricordare che il comitato olimpico fu
severissimo al riguardo, non permettendo eccezione
alcuna atta a favorire la partecipazione di atleti che avessero percepito
anche un minimo di compenso pecuniario nel corso della loro carriera
sportiva. |